Se ne sono stati buoni buoni, durante tutta la campagna elettorale. Pazienti, nelle retrovie, all’ombra del leader e dei suoi più stretti uomini di fiducia, a lavorare per contribuire, nel loro piccolo, al successo del partito. Nessun litigio, nessun battibecco, ma una paziente attesa di veder riconosciuti i propri meriti. E ora che il risultato elettorale li ha premiati, prontamente rialzano la testa. Sono i “nanetti” del Popolo delle Libertà, che con il Grande Capo Berlusconi avevano stretto un patto e, ora che finalmente è giunto il momento di riscuotere ciò che gli è dovuto, temono di restare a bocca asciutta. Da Sergio De Gregorio a Lamberto Dini, dai pensionati di Fatuzzo ai repubblicani di Nucara, passando per Alessandra Mussolini, gli autonomisti di Raffaele Lombardo e la Dca di Gianfranco Rotondi.
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22 aprile 2008
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“Io non scappo”, dice. E dà la colpa alla par condicio, “una legge che impedisce il confronto, e se lo facessi con il leader del Pd dovrei farlo con gli altri dodici candidati premier e così mi si impedisce anche di andare in tv”.
Mentre su Viale Mazzini impazza la bufera, dopo l’annullamento della sua presenza alla puntata di Porta a Porta di giovedì sera, Silvio Berlusconi, parlando alla platea di Confartigianato, continua a difendere la sua scelta di evitare il famigerato “duello tv” con gli altri candidati premier, e in particolare con Walter Veltroni.
Una strategia, questa, che lascia però scoperto il fianco del Cavaliere agli attacchi del Pd, deciso più che mai a stanare l’avversario e a costringerlo al confronto a suon di provocazioni: un’ultima carta da giocare, forse al buio, data l’innata mediaticità di Berlusconi, ma sicuramente importante per determinare l’esito della partita elettorale.
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27 marzo 2008
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Parafrasando l’osservazione espressa al riguardo da Silvana Mura dell’Idv, la toppa è stata peggiore del buco. Il maldestro tentativo compiuto da Silvio Berlusconi di gettare acqua sul fuoco divampato con la candidatura di Giuseppe Ciarrapico, accesosi in seguito alle dichiarazioni (non del tutto smentite) della new entry del Pdl sulle sue radici orgogliosamente fasciste, non ha fatto altro che rendere ancora più bollente la polemica, che ora arde sia dentro, sia fuori dal Popolo delle Libertà.
Prima il Cavaliere assesta un nuovo colpo alla credibilità di Gianfranco Fini, che intanto campeggia sui manifesti elettorali di mezza Italia rassicurando: “Sicuri. C’è Alleanza”, e che solo 24 ore prima aveva detto di non sapere nulla dell’ultimo coupe de theatre del leader. “Anche An sapeva della candidatura di Ciarrapico, ed era d’accordo”. Poi tenta di minimizzare e di smorzare i toni: “E’ un signore di un mondo che sprizza la simpatia di un Fabrizi, credete che una dichiarazione subito smentita sia così importante?”. Solo il giorno prima, infatti, Ciarrapico, in un’intervista ad Antonello Caporale di Repubblica, dichiarava di non aver mai rinnegato la sua fede mussoliniana, salvo poi chiarire di essere stato travisato.
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11 marzo 2008
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