La storia infinita dell'uranio impoverito
Nuova richiesta di archiviazione, da parte della procura di Bari, dell'indagine sui militari italiani colpiti dalla "Sindrome dei Balcani", ammalatisi e in alcuni casi morti dopo essere stati esposti alle radiazioni dell'uranio impoverito.
La richiesta di archiviazione è firmata dal pm inquirente, Ciro Angelillis, che aveva in corso un supplemento di indagine per verificare il rispetto della normativa antinfortunistica del ‘91 in relazione a casi di leucemie e tumori contratti da numerosi militari italiani che hanno operato in Bosnia e Kosovo durante la guerra nei Balcani, nel periodo 1993-1999. Già prima di procedere al supplemento di indagine, Angelillis aveva chiesto al gip l'archiviazione del fascicolo nel quale vengono ipotizzati i reati di lesioni e omicidi colposi, ritenendo fosse mancante il nesso causale tra l'utilizzazione di munizioni all'uranio impoverito (da parte di Usa e Gran Bretagna) e l'insorgenza delle malattie nei militari. E la stessa motivazione è, con tutta probabilità, alla base della nuova richiesta.
Ma il problema, dice oggi Falco Accame, ex presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio e presidente dell'Associazione nazionale dei familiari delle vittime delle Forze Armate, raggiunto telefonicamente da Aprileonline, non è stabilire se vi sia un diretto nesso di causa-effetto, bensì l'opposto: escludere "al di là di ogni ragionevole dubbio" che l'isotopo 238 dell'uranio possa essere la causa, o una concausa, delle leucemie e dei tumori che hanno colpito i soldati rientrai dai Balcani. Nessuno, infatti, sostiene Accame, ha mai provato la non pericolosità del metallo utilizzato per anni come rivestimento di munizioni e corazze, "neanche Mandelli".
Proprio in base alle conclusioni della commissione istituita dal ministero della Difesa e presieduta dall'ematologo Franco Mandelli, che nel 2002 giunse a una sostanziale "assoluzione" dei proiettili all'uranio impoverito, il pm Angelillis avanzò la prima richiesta di archiviazione delle indagini. Richiesta che venne respinta nell'aprile 2007 dal giudice Chiara Civitano, la quale ordinò al pm di compiere, entro 90 giorni, nuove indagini relativamente alla verifica delle misure antinfortunistiche. Eppure, ricorda oggi Accame, in un articolo scritto nel 2001 per il bimestrale scientifico "Epidemiologia e prevenzione", lo stesso prof. Mandelli affermava di non poter escludere il concorso dell'uranio impoverito nell'insorgere del linfoma di Hodgkin, un tipo di tumore riscontrato frequentemente tra le vittime della "Sindrome dei Balcani".
"Nel momento in cui una causa non si può escludere - aggiunge Accame - vige dunque il principio di precauzione. Per questo, gli Stati Uniti, che già si erano accorti della pericolosità dell'uranio durante la Guerra del Golfo del 1991, hanno dotato i loro uomini, in Somalia come nella ex-Jugoslavia, di tutte le misure necessarie a prevenire il contatto con le micro-polveri lasciate da questo metallo". Mentre i soldati italiani "se ne andavano in giro in maglietta e calzoncini".
Solo il 22 novembre 1999 sono state enunciate dalla Kfor, la forza militare a guida Nato in Kosovo, le norme di protezione contro l'uranio. Ma ormai era tardi, e le responsabilità, punta il dito Accame, vanno ricercate tra chi, durante la guerra nei Balcani, avrebbe dovuto adottare tempestivamente le adeguate misure di sicurezza, seguendo l'esempio degli americani, ma non l'ha fatto. Responsabilità tanto più gravi se si pensa che la pericolosità dell'uranio impoverito è conosciuta già dalla metà degli anni '80.
La domanda, a questo punto, è se si riuscirà mai a venire a capo di tutta questa vicenda, che a distanza di quindici anni continua a mietere vittime tra i reduci italiani della guerra nella ex-Jugoslavia. All'altro capo del telefono, la risposta è un sospiro rassegnato: "esistono dei poteri molto forti, primi tra tutti le forze armate, che muovono i fili della politica e che non hanno interesse a portare a galla la verità. Perché un'inchiesta seria rischierebbe di dimostrare la negligenza di chi, 15 anni fa, prendeva le decisioni, e non ha fatto nulla".
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Via: Aprileonline.info













