Vittorio Strampelli

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Come cominciano le guerre? I diplomatici raccontano bugie ai giornalisti, poi credono a quello che leggono. Karl Kraus

Veltroni vs. Berlusconi: tra le pieghe del duello Tv

“Io non scappo”, dice. E dà la colpa alla par condicio, “una legge che impedisce il confronto, e se lo facessi con il leader del Pd dovrei farlo con gli altri dodici candidati premier e così mi si impedisce anche di andare in tv”.

Mentre su Viale Mazzini impazza la bufera, dopo l’annullamento della sua presenza alla puntata di Porta a Porta di giovedì sera, Silvio Berlusconi, parlando alla platea di Confartigianato, continua a difendere la sua scelta di evitare il famigerato “duello tv” con gli altri candidati premier, e in particolare con Walter Veltroni.

Una strategia, questa, che lascia però scoperto il fianco del Cavaliere agli attacchi del Pd, deciso più che mai a stanare l’avversario e a costringerlo al confronto a suon di provocazioni: un’ultima carta da giocare, forse al buio, data l’innata mediaticità di Berlusconi, ma sicuramente importante per determinare l’esito della partita elettorale.

Le argomentazioni possono suonare a volte un tantino forzate, come la posizione del ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, secondo cui il faccia a faccia sarebbe un “diritto degli italiani e un dovere per i leader politici”, o che il duello televisivo sia – vero e proprio leit motiv ripetuto a spron battuto dagli uomini del loft – una “questione di democrazia”. O, ancora, che in definitiva Berlusconi avrebbe “paura di uscire sconfitto” da un confronto con il suo più diretto sfidante alla poltrona di Palazzo Chigi.

Ma le giustificazioni non sono da meno. La preferita del Cavaliere è quella che lui stesso ha ripetuto davanti alla Confederazione degli artigiani, ovvero che sfidare Veltroni davanti alle telecamere comporti automaticamente l’obbligo di confrontarsi anche con tutti gli altri candidati premier alle prossime elezioni: molti più di due, e secondo i regolamenti vigenti tutti ugualmente titolati a partecipare a eventuali faccia a faccia incrociati, che moltiplicherebbero esponenzialmente tempi e complicazioni organizzative.
Berlusconi, dice il suo portavoce Paolo Bonaiuti, è “disponibilissimo”; è la “legge bavaglio” (la par condicio) a impedire i duelli: “Togliamola di mezzo, e poi via con i faccia a faccia”.

Un fondo di verità, in questo ragionamento c’è: perché è vero che la legge 22 Febbraio 2000, n. 28, contenente “Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica” è effettivamente più rigida in Italia che negli altri Paesi. Ma sarebbe così, se il leader e candidato alla presidenza di uno dei maggiori partiti politici non fosse anche il proprietario della quasi totalità delle televisioni commerciali nazionali, con l’ovvio rischio che queste vengano usate a suo personale vantaggio, come d’altronde accadeva prima che la normativa fosse varata?

Il nodo della questione è in realtà un altro. La tanto citata legge 28/2000 non contiene, infatti, alcun articolo, comma o codicillo che vieti ai programmi televisivi di informazione e approfondimento di accogliere una sfida tra Veltroni e Berlusconi. L’importante – recita la normativa – è che l’informazione garantisca “pluralismo”, “parità di trattamento” (di trattamento, non di accesso) e “complessivamente una presenza equilibrata” di tutti i soggetti. La scelta dei temi da trattare e degli ospiti da invitare in studio è invece lasciata all’autonomia e alla responsabilità degli anchorman, che devono – o, meglio, dovrebbero – essere super partes. Non ha torto, dunque, Gentiloni, a ricordare come “il rispetto doveroso del regolamento della Vigilanza” non escluda affatto “che nei normali programmi di approfondimento – e dunque non nelle Tribune – il faccia a faccia possa svolgersi”.

Il problema non è di forma, ma semmai di sostanza. Alla notizia di un fatidico scontro mediatico diretto tra i due candidati principali in trasmissioni come Porta a Porta, Matrix o Ballarò, chi terrebbe a bada le proteste degli altri contendenti alla Presidenza del Consiglio? In attesa che il Garante delle Comunicazioni, Corrado Calabrò, (che tra l’altro pare sia inondato di esposti proprio da parte dei “nanetti”, ultimo dei quali quello del leader dei Socialisti Enrico Boselli) si pronunci più esplicitamente sull’argomento, la soluzione potrebbe essere quella proposta, provocatoriamente, dallo spin doctor Marco Marturano, docente di Giornalismo Politico presso lo IULM di Milano: i candidati organizzino confronti pubblici in una piazza, in uno stadio, insomma sul “territorio”, rispondendo direttamente alle domande del pubblico. Sarebbe una grande prova di democrazia. E poi quale tv non riprenderebbe un evento del genere?

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27 marzo 2008 | , | , , , ,
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