La vera destra? In fondo a destra
martedì, 4 marzo '08

Carla De Albertis. Segnatevi questo nome, perché la signora, già assessore alla Salute del Comune di Milano, farà ancora parlare di sé. Eletta nelle liste di Alleanza nazionale, passata lo scorso novembre alla Destra dopo aver abbandonato la giunta Moratti per la sua opposizione all’Ecopass, fondatrice del sedicente “storico” circolo milanese “Nordestra” e dell’omonimo periodico, nonché della trasmissione televisiva “Passaggio a Nordestra” (un nome che è tutto un programma), la De Albertis prosegue a testa alta nel proprio cammino di auto-definizione politica. Dopo meno di cinque mesi, infatti, anche l’idillio con i neofascisti del terzo millennio (e fieri di esserlo, a sentire la candidata premier Daniela Santanché) sembra essere giunto al capolinea. La ragione? La Destra non è abbastanza di destra. E guardate Storace: assomiglia più a Fausto Bertinotti che a Galeazzo Ciano.
Così, alle prossime amministrative, gli elettori convintamente di destra si troveranno di fronte a un arduo dilemma: chi votare, la Destra o la “Vera Destra”? Questo infatti, per la serie “Facciamo chiarezza”, sarà il nome del nuovo soggetto politico con cui la De Albertis si presenterà al futuro vaglio delle urne.
Una svolta maturata non senza sofferenza. “In questi ultimi tempi – ha spiegato De Albertis – si sono rivelati troppo profondi i contrasti politici: in primo luogo la mia contrarietà all’accordo con la Fiamma Tricolore, e poi un programma, già depositato dal notaio senza una vera discussione interna, “degno di Bertinotti e non della destra di sviluppo alla quale io intellettualmente appartengo”. Di conseguenza, la nascita di un nuovo movimento: “La vera destra del Nord, che sarà la grande vera novità delle prossime elezioni regionali e provinciali”. Proprio ciò che serviva, visto che “Alleanza Nazionale non esiste più e si è trasformata in un partito di centro, visto che La Destra si propone con programmi rifondaioli e anacronistici”.
Non un nuovo partito, ma un partito nuovo, insomma. Contro progetti politici di staliniana memoria, come quelli che propone Storace, che accolgono affermazioni tipo “infiltrazione di privati” e “l’affitto è una subdola forma di usura”. Contro il familismo e il nepotismo che imperano nella politica italiana: anche stavolta, spiega infatti la De Albertis, “pur inneggiando a parole all’istituto delle preferenze, si ripropongono le caste politiche che chissà per quale diritto di ereditarietà devono essere a tutti i costi i prescelti anche quando il territorio non li conosce né li apprezza. Certo, è difficile che questo partito raggiunga il 4% ma un segnale ai cittadini andrebbe dato lo stesso. Io propongo le primarie per le candidature di tutte le liste”.
Una ventata di novità, che ha comportato scelte personali anche dolorose, dal momento che Carla De Albertis, nel lasciare Storace, ha dovuto contestualmente ritirare la propria candidatura alle imminenti elezioni politiche. Ma all’interno della Destra si vocifera che all’origine dello strappo di De Albertis ci sia in realtà il suo mancato piazzamento al secondo posto nella lista per la Camera in Lombardia dietro a Daniela Santanché, capolista in tutta Italia. E proprio alla candidata premier della Destra, Carla De Albertis ha voluto lanciare un’ultima stoccata polemica. “Sono sempre stata per la difesa della legalità – ha affermato De Albertis – se mio figlio distruggesse la casa del Grande Fratello, come hanno fatto recentemente i militanti della Fiamma Tricolore, io lo sbatterei fuori di casa. Diseredandolo”.
Il separatismo della De Albertis sembra tuttavia non preoccupare molto Santanché, Storace e compagnia, che nel frattempo hanno ben altre gatte da pelare: nell’accogliere i simboli depositati in vista del prossimo 13 e 14 aprile, infatti, il ministero dell’Interno ha ammesso 147 contrassegni su un totale di 177. Tra gli scartati, nove contrassegni sono stati giudicati “senza effetto” per carenza di documentazione, mentre in 21 casi, il Viminale ha invitato i depositanti, in base alla normativa vigente, a sostituire il contrassegno entro 48 ore dalla notifica. E tra questi c‘è anche quello della Destra.

