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Turchia, altolà europeo sulle riforme

giovedì, 28 settembre '06

Strasburgo. Dura critica dall’europarlamento sui progressi ‘insufficienti’ di Ankara in materia di libertà d’espressione e di religione, di diritti delle minoranze e delle donne

Il primo ministro turco Recep Tayyp Erdgogan è fermo: la Turchia rifiuta qualsiasi nuova condizione per la propria adesione all’Unione europea. “Non stiamo cercando niente di esclusivo dall’Ue nel processo davanti a noi, ma in cambio naturalmente non possiamo accettare l’introduzione di nuovi criteri”, ha dichiarato il premier in una conferenza stampa indetta ieri a Istanbul.

La presa di posizione del premier turco arriva il giorno seguente l’annuncio del via libera europeo alla Romania e la Bulgaria – che entreranno, pur con un regime di particolare sorveglianza, il 1 gennaio 2007 nell’Unione europea – e a poche ore dall’approvazione da parte del parlamento di Strasburgo di un rapporto molto critico sulla situazione delle riforme in Turchia. Pochi giorni fa, a proposito dell’ulteriore allargamento dell’Unione europea previsto per l’anno prossimo, il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso aveva dichiarato che ogni nuovo allargamento sarebbe stato rimandato alla definizione delle nuove istituzioni europee, congelata dopo la bocciatura della Costituzione europea nei referendum in Francia ed in Olanda. Ma Ankara non aveva reagito a tale dichiarazione perché, con i negoziati avviati già dallo scorso 3 ottobre, riteneva il proprio processo di adesione ormai irreversibile.

Il rapporto, presentato dal deputato olandese Camiel Eurlings (Ppe) e approvato ieri, riguarda invece esclusivamente la Turchia e deplora il rallentamento del processo di riforme in atto nel Paese, denunciando in particolare “persistenti carenze” e “progressi insufficienti” in materia di “libertà d’espressione, libertà di religione, diritti delle minoranze, relazioni tra civili e militari, attuazione della legge, diritti delle donne, diritti sindacali, diritti culturali e d’indipendenza della magistratura”.
E’ un documento molto duro, ma per la Turchia poteva andare anche peggio: gli emendamenti adottati, infatti, hanno smussato alcune ‘punte’ particolarmente inaccettabili per la sensibilità di Ankara. E’ stata cassata, in particolare, la “precondizione” del riconoscimento del genocidio degli armeni, che la prima versione del rapporto chiedeva di imporre al governo turco (sono rimasti comunque il riferimento a questa tragedia dei primi anni del ‘900, e l’invito alle autorità di Ankara a “fare i conti” con la storia). E d’altra parte non è ricomparsa esplicitamente – come temevano sinistra e liberali e volevano i popolari, e come già aveva proposto anni fa un certo cardinale Joseph Ratzinger – la prospettiva di un “partenariato privilegiato” invece dell’adesione vera e propria alla fine dei negoziati. La delegazione italiana del Pse si è comunque astenuta dal voto finale proprio a causa del linguaggio usato in questo paragrafo, che evoca il partenariato privilegiato, senza nominarlo, nel caso di un fallimento dell’adesione (“indipendentemente dall’esito dei negoziati, si ritiene che relazioni tra Ue e Turchia debbano garantire che la Turchia resti saldamente inserita nell’ambito di strutture europee”).

Si tratta, comunque, di una relazione molto franca, che lancia una serie di duri avvertimenti a “fare sul serio” al governo di Ankara. Su due punti in particolare: la controversia su Cipro e il protocollo di Ankara, e gli attacchi ancora frequenti alla libertà di espressione. In entrambi i casi, il rapporto dell’Europarlamento indica una data alla Turchia per mettersi in regola, minacciando in caso contrario di interrompere i negoziati. Secondo Strasburgo, la Turchia dovrà dare piena attuazione al Protocollo di Ankara (che estende ai nuovi Stati membri l’unione doganale turca con l’Ue, implicando un riconoscimento de facto della Repubblica di Cipro) entro la fine del 2006. Una eventuale “mancanza di progressi in merito avrà gravi implicazioni per il processo negoziale, e potrebbe anche bloccarlo”, avverte l’Europarlamento.
La seconda data riguarda la “piena attuazione dei criteri politici” (i criteri di Copenaghen per l’adesione, che includono la libertà d’espressione): il Parlamento europeo chiede che quest’obiettivo sia considerato fra le “priorità a breve termine” del partenariato d’adesione, che devono essere realizzate entro la fine del 2007. L’Assemblea sottolinea che “il raggiungimento di tali obiettivi precisi è è una precondizione per la prosecuzione del processo negoziale” con Ankara.

Per quanto concerne la questione curda, che da decenni vede l’esercito di Ankara fronteggiarsi con le milizie indipendentiste del Curdistan turco, il rapporto prevede che questa sia risolta non più militarmente, bensì politicamente.
Nel documento finale è stato inoltre incluso un emendamento presentato dal capodelegazione di Forza Italia, Antonio Tajani (Ppe), sulla visita del Papa in Turchia che auspica, in particolare, che il viaggio di Benedetto XVI contribuisca “a rafforzare il dialogo inter-religioso” e condanna l’assassinio del sacerdote italiano, Andrea Santoro.

Il prossimo capitolo della vicenda sarà il rapporto della Commissione europea – previsto per il prossimo 26 ottobre – sullo stato di preparazione della Turchia per l’adesione all’Ue, adesione comunque prevista non prima del 2015.

Questo articolo è stato pubblicato giovedì, 28 settembre '06 e archiviato nelle categorie e . Se non vuoi perdere nemmeno un articolo, abbonati al Feed RSS del mio blog. E se non sai cos'è un feed RSS, leggi questa guida: sarà tutto più chiaro!

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