Gordon Brown in prima fila per il dopo-Blair
martedì, 26 settembre '06
Inghilterra. Il cancelliere allo Scacchiere, nel suo intervento al congresso del Labour Party, elogia il premier uscente e lancia la sua volata a Downing Street
Fin da subito, il primo ministro britannico Tony Blair aveva invitato delegati e militanti presenti all’annuale congresso del partito laburista ad occuparsi di temi concreti e più vicini alla sensibilità comune – immigrazione, terrorismo, ... – , nel tentativo di relegare in secondo piano quella che sapeva sarebbe stata la questione centrale dell’incontro, apertosi domenica a Manchester. Eppure, non c’è stato nulla da fare: il tema che si è imposto con maggiore prepotenza, fin dalla mattinata di domenica, è stato proprio quello riguardante il nome della futura guida del partito Labour.
Il nome più accreditato è ormai da mesi quello dell’attuale cancelliere allo Scacchiere Gordon Brown, che difatti nel suo intervento di ieri mattina ha lanciato la sua candidatura, sebbene non ancora in veste ufficiale, concludendo il suo discorso con un eloquente “Mi piacerebbe molto sfidare David Cameron e i conservatori, se ne avrò l’opportunità”. Il cancelliere ha innanzitutto voluto rendere omaggio al suo mentore e ai suoi successi in politica interna e internazionale, definendolo “il leader Labour e il primo ministro di maggior successo di tutti i tempi” e affermando che “è stato un privilegio lavorare con lui” per 23 anni, anche se “qualche volta abbiamo avuto delle divergenze, ma non è sorprendente, come in tutte le relazioni”. Sostegno pieno, dalla politica interna a quella estera, anche se in Iraq, dopo aver cacciato Saddam “avremmo potuto fare meglio, e oggi ci troviamo qui ad ammetterlo”.
Così, se lo scorso 7 settembre Blair si era visto costretto da una fronda interna al suo partito ad annunciare che entro un anno avrebbe lasciato la guida del Labour e quindi del governo, ecco pronta la successione, servita su un piatto d’argento. La leadership vision di Gordon Brown è lineare: il rinnovamento del partito dovrà essere costruito su alcuni assunti di base, come un’economia flessibile e un sistema di servizi pubblici personalizzati e studiati in maniera da non sovrapporsi ai servizi privati. Ma il Labour Party “non deve trovarsi unito soltanto su un programma: deve avere un’anima”. E ancora: “So da dove vengo e ho le idee chiare su ciò in cui credo e sul contributo che posso dare. Ho fiducia nella mia esperienza e i miei valori mi danno la forza per prendere decisioni difficili”.
Il piglio sicuro di Brown parla da sé: il cinquantacinquenne cancelliere ha tutti i numeri per assumere la guida del partito e del governo di Sua Maestà, e l’uditorio apprezza, rispondendo con un lungo applauso al termine dell’intervento. La speranza, adesso, è riposta in un’investitura in extremis nell’atteso intervento di addio che il premier farà oggi all’assise del Labour. Tuttavia, se solo qualche tempo fa Gordon Brown sarebbe stato “un eccellente primo ministro”, adesso che la successione si fa imminente Tony Blair sembra voler ritirare la sua benedizione all´amico-rivale di una vita: “Di successione si discuterà più avanti”, ha affermato il premier, intervistato domenica dalla Bbc. A nulla è valso che il premier attenuasse i toni nel proseguimento dell’intervista (“Non ho cambiato idea su quanto ho detto in passato su Brown”): i media britannici, che ritenevano il congresso di Manchester il luogo ideale per designare il futuro leader del partito laburista, hanno tutti letto il rifiuto del primo ministro di “stare al gioco del toto-premier”, nella stessa direzione. Ovvero: Blair non vuole vedere Brown prendere il suo posto al numero 10 di Downing Street. Anche perché, se l’impressione è che il primo ministro abbia cambiato idea in merito al suo successore, anche l’opinione pubblica mostra qualche dubbio.
Secondo alcuni sondaggi pubblicati la settimana scorsa, infatti, se Brown non ha alcun serio avversario alla guida del Labour, non ha altrettanto buone possibilità alla guida del governo. Il popolo britannico, in questo momento, gli preferisce il leader dei conservatori David Cameron. Così, le previsioni sono che dopo le dimissioni di Blair, il cancelliere stravinca le “primarie” del Labour, ottenendo automaticamente, in base alla legge britannica, la premiership fino alla scadenza del mandato in corso; ma quando si andrà veramente alle urne, nel 2009, Brown sarà sconfitto dal conservatore Cameron, più giovane, più telegenico, percepito come più moderno e carismatico di lui. Come sintetizzava ieri l’Independent: “Gordon Brown otterrà la corona, ma perderà il regno”.

