Un attentato che rimette in gioco la Siria
mercoledì, 13 settembre '06
Medio Oriente. Assalto all’ambasciata Usa a Damasco. Pronta la reazione delle forze locali, che incassano gli elogi americani: Assad da nemico a ‘’importante alleato’’ contro il terrorismo

Sono le prime ore del mattino a Damasco. L’eco di intensi colpi di arma da fuoco, accompagnati da detonazioni, risuona nel centro della capitale siriana. Un denso fumo nero si leva proprio nel quartiere delle ambasciate occidentali: proviene dalla sede del consolato americano. Un gruppo di quattro militanti armati fino ai denti si era scagliata contro la rappresentanza diplomatica statunitense con un’automobile imbottita di esplosivo.
Sorpresi dalle forze di sicurezza siriane, i quattro militanti hanno comunque tentato di fare irruzione nella sede della legazione Usa, al grido di “Allah akbar”, Allah è grande, lanciando bombe a mano e, stando a quanto riferito da alcuni testimoni, aprendo il fuoco anche con mortai. E’ stato il caos: raffiche ed esplosioni hanno fatto sprofondare nel panico il centralissimo quartiere di Rawda Ain Remmeneh dove, oltre alle ambasciate, hanno sede anche nevralgiche installazioni di sicurezza e le abitazioni di importanti esponenti delle istituzioni locali. Il commando ha tentato di far saltare una seconda auto-bomba: uno degli aggressori è stato ucciso sul posto, un altro è rimasto ferito ed è stato catturato. I due superstiti hanno cercato scampo in un edificio vicino, ma sono stati inseguiti ed eliminati. Anche un membro delle locali forze anti-terrorismo ha perso la vita nello scontro a fuoco. Quattordici i feriti, compresi un commilitone della vittima e un diplomatico cinese, quest’ultimo raggiunto da un proiettile vagante mentre si trovava sulla sommità della sede del suo consolato.
Nessun danno per l’ambasciata italiana, che da quella Usa dista appena una decina di metri e che si trova vicinissima al luogo in cui era stata parcheggiata una delle due auto-bomba: l´intero personale è sano e salvo, come del resto quello statunitense. Ignota al momento l’identità degli autori del fallito assalto ma il ministro dell’Interno di Damasco, Bassam Abdel Majid, alla televisione nazionale ha dichiarato che si è trattato di una “operazione terroristica”: potrebbe dunque essere stato un colpo di mano degli integralisti islamici, con cui il regime del presidente Bashar al-Assad ha dovuto spesso fare i conti, senza esitare nel ricorrere al pugno di ferro. D’altronde, all’indomani del quinto anniversario delle stragi dell’11 settembre 2001, la tentazione maggiore è stata quella di attribuire subito la regia dell’attentato alla rete di Al Qaeda. Ma le modalità dell’attentato e la sua attuazione farebbero invece propendere per un atto isolato, compiuto da volenterosi in risposta all’appello alla lotta lanciato due giorni fa da Ayman Al Zawahiri, il supposto braccio destro di Osama Bin Laden.
La prontezza dell’apparato di sicurezza della Siria nel reagire e proteggere l’ambasciata Usa, inoltre, potrebbe paradossalmente avere l’effetto di agevolare un riavvicinamento tra i due governi. Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha infatti pubblicamente lodato la rapidità con cui la polizia siriana è riuscita a sventare l’attentato. Poco dopo le ha fatto eco il portavoce della Casa Bianca, Tony Snow, porgendo i ringraziamenti ufficiali alla Siria, che “una volta di più ha dimostrato” di poter essere un “importante alleato nella guerra contro il terrorismo”. Parole incredibili, alla luce delle tensioni degli ultimi anni: gli Stati Uniti da tempo non hanno più un proprio ambasciatore a Damasco, visto che la Siria è stata inserita da Bush nell’elenco degli “Stati canaglia” facenti parte dell’Asse del Male, ed è ritenuta responsabile del finanziamento di organizzazioni come Hezbollah e Hamas. I rapporti con il paese, tuttavia, non sono stati troncati del tutto: Washington mantiene un suo incaricato d’affari nella capitale e l’ambasciata è rimasta dunque come sede diplomatica. Così, oggi la Siria incassa la solidarietà e il sostegno degli Stati Uniti e può ritornare ad un ruolo di primo piano nell’attuale crisi mediorientale. Politicamente quest’attentato, sventato, rimette in gioco Damasco.

