Annan mediatore tra Israele e Hezbollah
martedì, 5 settembre '06
Medio Oriente. Il Segretario generale dell’Onu ha accettato di fare da tramite in vista di un possibile scambio di prigionieri. L’annuncio durante un’intervista al New York Times

Al confine tra Israele e Libano sta gradualmente prendendo il via la missione Unifil due e già si affaccia un nuovo compito per le Nazioni Unite nel travagliato scacchiere Mediorientale: lo Stato di Israele e le milizie di Hezbollah avvieranno un negoziato per lo scambio dei prigionieri con l’Onu in qualità di mediatore esclusivo.
Il Segretario generale Kofi Annan – in Arabia Saudita per per colloqui sulla situazione mediorientale con re Abdullah Bin Abdel-Aziz e il ministro degli Esteri Saud al-Faisal – lo ha annunciato ieri nel corso di un’intervista al New York Times, rilasciata durante il volo da Doha a Gedda, città portuale sul Mar Rosso ed ennesima tappa di una missione di undici giorni in Medio Oriente per ottenere l’impegno di tutte le parti a mettere in pratica e sostenere il cessate-il-fuoco delle Nazioni Unite.
Non sarà lo stesso Segretario a fare da intermediario, bensì “una persona che lavorerà segretamente con le due controparti”, ha aggiunto Annan durante una conferenza stampa a Gedda. Un uomo di fiducia, di cui il numero uno dell’Onu non intende rivelare il nome, “nè oggi, né mai”. Nessun commento, invece, dalle due parti in causa, sebbene il portavoce di Annan, Ahmed Fawzi, abbia confermato che la richiesta di mediazione sia giunta da entrambe.
Il raggiungimento di un accordo per uno scambio di prigionieri potrebbe essere un passo in avanti di enorme portata per la tenuta del cessate-il-fuoco e la futura pacificazione del confine israelo-libanese. La risoluzione 1701 dell’Onu chiede infatti il rilascio dei due soldati israeliani – il cui rapimento da parte delle milizie sciite è stata la scintilla che ha scatenato la reazione militare israeliana – e lo stato ebraico ha sottolineato che ottenerne la libertà è cruciale affinché la tregua regga. Al tempo stesso, tuttavia, ha sempre insistito nel richiedere un rilascio incondizionato dei due soldati, mentre il Partito di Dio ha ripetuto più volte che li avrebbe liberati soltanto in uno scambio con detenuti arabi rinchiusi nelle carceri libanesi. Col passare dei giorni e sotto le crescenti pressioni dell’opinione pubblica, il niet israeliano a qualunque trattativa in questo senso ha iniziato a mostrare segni di cedimento e, sebbene siano già avvenuti, in passato, scambi di prigionieri con Hezbollah, è la prima volta che Israele accetta pubblicamente contatti indiretti con i guerriglieri sciiti per il rilascio dei due militari, la cui cattura risale ormai al 12 luglio scorso.
Oggi Kofi Annan è atteso ad Alessandria, dove incontrerà il presidente egiziano Hosni Mubarak e il segretario della Lega Araba, Amr Moussa. Con quest’ultimo l’inquilino del Palazzo di Vetro cercherà di capire se ci sono possibilità che altri paesi arabi inviino truppe in Libano, dopo che il governo di Doha questa mattina ha comunicato che anche alcune centinaia di soldati del Qatar faranno parte della missione Unifil. Anche su questo fronte Israele aveva posto il veto, rifiutando la partecipazione alla forza Onu di quei paesi che non riconoscono lo stato ebraico, come l’Indonesia, la Malesia e il Bangladesh. Ma su forti pressioni di Annan, Tel Aviv è stata costretta ad accettare l’Indonesia, “serbatoio di preparatissimi peacekeepers”, a detta dello stesso Segretario generale. Un’opposizione che non si è avuta nel caso del Qatar, che intrattiene rapporti bilaterali sia con il Libano che con Israele.

