Il Kosovo dimentichi l'indipendenza
giovedì, 29 giugno '06
Balcani. Il premier serbo Kostunica, in visita nella provincia amministrata dall’Onu, raccoglie i dissensi della maggioritaria popolazione albanese, favorevole alla separazione da Belgrado
La Serbia è pronta a trovare un compromesso sullo stato della provincia meridionale del Kosovo, stretto tra una minoranza serba e una maggioranza albanese che da anni chiede a gran voce l’indipendenza. Il premier Vojislav Kostunica, in visita ieri al monastero serbo ortodosso di Gracanica, a poca distanza da Pristina, capitale della provincia kosovara, si è detto disposto a sedersi al tavolo delle trattative e a discutere. Qualunque cosa, ma di indipendenza non se ne parla. Una “ampia autonomia” è il massimo che si può fare, ma la Serbia non permetterà che “il Kosovo venga separato”.
Una visita delicata, quella di Kostunica: ieri, infatti, ricorreva l’anniversario della Battaglia di Kosovo Polje, combattuta e persa contro le schiere ottomane dalle forze del regno serbo nel fatidico giorno di San Vito – il 28 giugno, appunto – del 1389. Nei secoli, la “Piana dei Merli”, teatro eponimo dello scontro, è assurta a simbolo del risveglio nazionale e a suggello del legame storico con una provincia, quella del Kosovo, che i serbi tuttora considerano come la “culla” della propria civiltà. Da Gracanica, infatti, il premier ricordava che il suo Paese vuole “la verità, il diritto e la pace”, e che il compromesso con gli albanesi verrà ricercato nel rispetto di una sovranità che “ha radici antiche e intangibili”. Non a caso, nel seicentesimo anniversario dei fatti del giorno di San Vito – correva l’anno 1989 – un giovane Slobodan Milosevic pronunciava proprio da Kosovo Polje il discorso che avrebbe dato il via alla rinascita del nazionalismo serbo e alla sua sanguinaria ascesa, cavalcando le recriminazioni nazionali della minoranza serbo-kosovara in un comizio oceanico e infuocato.
Il premier Kostunica è giunto al monastero di Gracanica con un certo ritardo, dovuto ad un blocco stradale attuato da militanti dell’organizzazione non governativa kosovaro-albanese “Autodeterminazione” e rimosso solo dopo l’intervento della polizia locale, cui hanno fatto seguitogli arresti di decine di manifestanti. Ma prima ancora di varcare la porta del monastero, il premier teneva a chiarire: “Il Kosovo è sempre stato e sempre rimarrà parte della Serbia”. Il vescovo Artemije, della Chiesa ortodossa serba, gli ha poi dato man forte al termine della cerimonia commemorativa, dichiarando che “il Kosovo deve restare ciò che è sempre stato… la Gerusalemme serba”. L’insieme della Serbia, ha detto il vescovo, è come un tempio: “Il Kosovo è il suo altare, e non vi sono templi senza altari”.
Quella di ieri è la seconda visita che Kostunica serbo compie nel monastero di Gracanica da quando ha assunto la carica di primo ministro, nel 2004. Una visita tanto attesa da ciò che resta dell’oramai assediata comunità serba locale, quanto “non gradita” dagli albanesi, secondo il presidente del parlamento di Pristina, proprio per l’atteggiamento rigidamente anti-indipendentista di Kostunica. Il primo ministro kosovaro Agim Ceku ha, tuttavia, preferito non rispondere con polemiche dirette, minimizzandone anzi la portata e paragonandola alle missioni che molti premier stranieri – come pure altri leader serbi dell’era post-Milosevic – “hanno potuto compiere in Kosovo negli ultimi anni”.
La visita del primo ministro serbo ha richiesto l’autorizzazione dell’Unmik, la missine delle Nazioni Unite in Kosovo. Il Kosovo è infatti una provincia ancora formalmente sotto sovranità serba, ma di fatto amministrata dall’Onu sin dai bombardamenti Nato che nel 1999 portarono alla fine delle repressioni anti-albanesi e alla cacciata delle forze del vecchio regime belgradese di Milosevic.
Il nazionalista moderato Kostunica, tuttavia, non ha potuto recarsi di persona al fatidico Campo dei Merli, dal momento che l’Unmik non si è sentita di garantirne la sicurezza. Ma con la sua sola presenza e un intervento pubblico denso di richiami alla storia ha voluto ribadire la contrarietà del suo governo all’indipendenza del Kosovo, posizione osteggiata da numerose cancellerie occidentali – oltre che in contrasto con la volontà degli albanesi – ma riconfermata anche due giorni fa a Londra, durante un incontro con Tony Blair.
Nel mese di luglio, inoltre, dovrebbe concretizzarsi un incontro di alto livello tra rappresentanti del Kosovo e serbi nel quadro dei colloqui bilaterali che nei mesi scorsi hanno permesso alle parti di cominciare a discutere di una sistemazione futura della provincia. Finora il tema del futuro status della provincia non era mai stato affrontato direttamente dai rappresentanti delle due parti e l’incontro dovrebbe proprio consentire di aprire anche questo capitolo rappresentando quindi un importante banco di prova, dopo gli scarsi risultati dei sei round di negoziati che si sono tenuti fino ad oggi a Vienna. Intanto, Kostunica, sarà a Roma la settimana prossima per incontrare il presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi, nell’ambito di una serie di visite nei Paesi europei per discutere dei rapporti di Belgrado con Ue e Nato e cercare di ottenere un sostegno alla sua posizione sul dossier kosovaro.

