Il virus corre sul web
giovedì, 15 giugno '06
Internet. Il ‘‘Guardian’‘ acquista in rete la sequenza del Dna del vaiolo. Un procedimento facilissimo, data l’assenza di leggi adeguate: bastano un nome falso e un indirizzo. E 33 sterline
Bombe al napalm, granate, bombe a mano, kalashnikov a prezzo di fabbrica. Internet è il luogo in cui tutto si può reperire, acquistare, fabbricare. Basta cercarlo. Sono svariate le “ricette” sparse qua e là in rete in grado di fornire tutti gli ingredienti necessari e permettendo così a chiunque – a chiunque ne sia interessato, ovviamente – di comprare o costruire armi capaci di uccidere qualcuno o compiere una vera e propria strage. Ora all’elenco si potranno aggiungere anche i virus, e non quelli informatici che già imperversano, ma quelli veri all’origine di malattie mortali come il vaiolo.
Il quotidiano britannico The Guardian, in un articolo pubblicato ieri, ha dato prova che su internet ormai è possibile reperire virus ben peggiori dei famigerati I love you o MyDoom. Tutto quello che serve è il nome (inventato) di un’azienda, un numero di cellulare, una caella e-mail e, ovviamente, un indirizzo geografico a cui spedire il “materiale”. Et voilà, le sequenze di Dna di uno dei più devastanti virus della storia umana, il vaiolo, arrivano direttamente a domicilio.
Il giornale, nella sua edizione online, ha scritto di aver direttamente sperimentato questa possibilità, ordinando la sequenza di Dna del vaiolo dal sito della VH Bio Ltd, una società che ha sede a Gateshead, nel Regno Unito, e che fornisce strumentazioni e sostanze chimiche usate nei laboratori genetici. Attraverso una semplice email, il quotidiano si è così garantito una sequenza di 78 lettere di Dna della proteina del vaiolo – sebbene reso preventivamente inoffensivo – al modico prezzo di 33 sterline e 8 centesimi. Più 7 sterline di spese postali. Lo scopo era dimostrare con quale facilità sia possibile ottenere tramite Internet i componenti e le informazioni necessari per riprodurre alcuni virus letali: tra gli altri, anche il morbo della poliomelite – “assemblato” da un pool di ricercatori americani nel 2002, a partire da piccoli frammenti di Dna – e quello della famigerata “spagnola”, l’influenza del 1918 che uccise oltre 20 milioni di persone nel mondo, ricreato nel 2005. Tutto senza infrangere la legge, ma semplicemente acquistando online alcuni frammenti di codice genetico da ricomporre in un secondo momento nella giusta sequenza. Certo, non è un’operazione che può essere completata da chiunque voglia giocare al “piccolo chimico”, ma – è la denuncia della testa britannica – sarebbe alla portata di un terrorista che disponesse di buoni finanziamenti e l’accesso a un laboratorio di base con personale preparato. “Abbiamo utilizzato un nominativo fasullo – spiega il Guardian – fornendo un numero di telefono e un indirizzo e-mail. Siamo stati chiamati dalla VH Bio Ltd che voleva verificare se il nostro fosse un indirizzo residenziale. Il nostro giornalista ha risposto che la sua società si stava trasferendo e dunque aveva fornito l’indirizzo di casa per essere sicuro che l’ordine arrivasse a destinazione”.
Un controllo un po’ superficiale, dunque. Tanto che il pacco è arrivato regolarmente all’indirizzo indicato, un appartamento al nord di Londra, con tanto di timbro della Royal Mail. All’interno c’era una piccola fiala di plastica con una piccolissima goccia di gel bianco: il Dna. Il problema, secondo il Guardian, è che le società specializzate in questo settore (quattro che operano in Gran Bretagna e 39 dislocate tra Usa e Canada) non fanno le dovute verifiche: né sull’identità degli acquirenti (che in teoria dovrebbero essere ricercatori che utilizzano queste informazioni per i loro studi), né sui potenziali rischi. I laboratori che vendono questi piccoli pezzi di codice genetico, infatti, non sono tenuti per legge a verificare che tipo di frammento di Dna stanno vendendo, né tanto meno chi lo sta acquistando. Per quanto riguarda i frammenti di Dna potenzialmente pericolosi, essi vengono lievemente modificati per renderli innocui. Risalire però alla sequenza originaria non sarebbe così difficile per una persona che abbia le adeguate conoscenze.
Insomma, è la tesi del quotidiano, esiste un pericoloso gap tra tecnologia e legge che andrebbe colmato al più presto. Se già ci si gela il sangue all’idea che internet sia diventato il canale privilegiato per la compravendita di armi, non osiamo neanche immaginare le conseguenze che potrebbe avere questo nuovo “mercato”. Il virus del vaiolo, in particolare, è stato debellato circa 30 anni fa ed è attualmente conservato solo in alcuni laboratori specializzati ma studi recenti hanno dimostrato che la maggior parte delle persone non sarebbe in grado di resistere a un’eventuale pandemia: appena dieci casi isolati sarebbero sufficienti per infettare milioni di persone in tutto il mondo nel giro di pochi mesi.

