mag 12
mag 12
Nuova richiesta di archiviazione, da parte della procura di Bari, dell'indagine sui militari italiani colpiti dalla "Sindrome dei Balcani", ammalatisi e in alcuni casi morti dopo essere stati esposti alle radiazioni dell'uranio impoverito.
La richiesta di archiviazione è firmata dal pm inquirente, Ciro Angelillis, che aveva in corso un supplemento di indagine per verificare il rispetto della normativa antinfortunistica del ‘91 in relazione a casi di leucemie e tumori contratti da numerosi militari italiani che hanno operato in Bosnia e Kosovo durante la guerra nei Balcani, nel periodo 1993-1999. Già prima di procedere al supplemento di indagine, Angelillis aveva chiesto al gip l'archiviazione del fascicolo nel quale vengono ipotizzati i reati di lesioni e omicidi colposi, ritenendo fosse mancante il nesso causale tra l'utilizzazione di munizioni all'uranio impoverito (da parte di Usa e Gran Bretagna) e l'insorgenza delle malattie nei militari. E la stessa motivazione è, con tutta probabilità, alla base della nuova richiesta.
Ma il problema, dice oggi Falco Accame, ex presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio e presidente dell'Associazione nazionale dei familiari delle vittime delle Forze Armate, raggiunto telefonicamente da Aprileonline, non è stabilire se vi sia un diretto nesso di causa-effetto, bensì l'opposto: escludere "al di là di ogni ragionevole dubbio" che l'isotopo 238 dell'uranio possa essere la causa, o una concausa, delle leucemie e dei tumori che hanno colpito i soldati rientrai dai Balcani. Nessuno, infatti, sostiene Accame, ha mai provato la non pericolosità del metallo utilizzato per anni come rivestimento di munizioni e corazze, "neanche Mandelli".
apr 22
Se ne sono stati buoni buoni, durante tutta la campagna elettorale. Pazienti, nelle retrovie, all’ombra del leader e dei suoi più stretti uomini di fiducia, a lavorare per contribuire, nel loro piccolo, al successo del partito. Nessun litigio, nessun battibecco, ma una paziente attesa di veder riconosciuti i propri meriti. E ora che il risultato elettorale li ha premiati, prontamente rialzano la testa. Sono i “nanetti” del Popolo delle Libertà, che con il Grande Capo Berlusconi avevano stretto un patto e, ora che finalmente è giunto il momento di riscuotere ciò che gli è dovuto, temono di restare a bocca asciutta. Da Sergio De Gregorio a Lamberto Dini, dai pensionati di Fatuzzo ai repubblicani di Nucara, passando per Alessandra Mussolini, gli autonomisti di Raffaele Lombardo e la Dca di Gianfranco Rotondi.
apr 04
Il lupo perde il pelo ma non il vizio. E Silvio Berlusconi, non pago dell’incidente diplomatico sfiorato con il Quirinale appena pochi giorni or sono, torna ad attaccare gli ordinamenti fondanti della Repubblica.
Pochi giorni fa aveva definito il Colle come le “forche caudine” destinate ad ostacolare il suo futuro lavoro di Primo ministro. Bacchettato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e costretto per questo a scusarsi ha messo subito le mani avanti sfoderando il suo mantra di sempre: “Sono stato travisato”. Un ritornello che, tra l’altro, non gioca certo a favore di quella reputazione di grande e abile comunicatore che Berlusconi ostenta di sé.
mar 27
“Io non scappo”, dice. E dà la colpa alla par condicio, “una legge che impedisce il confronto, e se lo facessi con il leader del Pd dovrei farlo con gli altri dodici candidati premier e così mi si impedisce anche di andare in tv”.
Mentre su Viale Mazzini impazza la bufera, dopo l’annullamento della sua presenza alla puntata di Porta a Porta di giovedì sera, Silvio Berlusconi, parlando alla platea di Confartigianato, continua a difendere la sua scelta di evitare il famigerato “duello tv” con gli altri candidati premier, e in particolare con Walter Veltroni.
Una strategia, questa, che lascia però scoperto il fianco del Cavaliere agli attacchi del Pd, deciso più che mai a stanare l’avversario e a costringerlo al confronto a suon di provocazioni: un’ultima carta da giocare, forse al buio, data l’innata mediaticità di Berlusconi, ma sicuramente importante per determinare l’esito della partita elettorale.
mar 12
“Che il dato della crescita si abbassi non è una novità, e il fatto che non sia ancora giunto a zero è già di per sé una notizia non terribilmente brutta”. Tenta di sdrammatizzare, Paolo Leon, docente di Economia all’Università di Roma Tre, nel commentare i dati contenuti nella Relazione unificata sull’economia e la finanza, l’ex trimestrale di cassa, piovuti come una doccia fredda sulla già preoccupante situazione economica italiana e internazionale. Secondo le previsioni, infatti, il pil per l’anno in corso crescerà appena dello 0,6 per cento, contro l’1,5% del settembre scorso, mentre il rapporto deficit/pil viene rivisto al rialzo, al 2,4%, contro il 2,2% della stima precedente. Il debito pubblico, invece, dovrebbe raggiungere nel 2008 il 103% del pil, per calare al di sotto del 100% nel 2010.
“C‘è da dire – prosegue Leon – che queste previsioni sono influenzate da quanto sta accadendo in Paesi come gli Stati Uniti, la Cina e le altre economie emergenti, più che sulla base di quello che succede direttamente in Italia o in Europa. Ma l’attuale stagnazione, per non dire recessione, che sta investendo l’economia internazionale è destinata ad affacciarsi, anche se con un po’ di ritardo, anche in Italia”.
mar 11
Parafrasando l’osservazione espressa al riguardo da Silvana Mura dell’Idv, la toppa è stata peggiore del buco. Il maldestro tentativo compiuto da Silvio Berlusconi di gettare acqua sul fuoco divampato con la candidatura di Giuseppe Ciarrapico, accesosi in seguito alle dichiarazioni (non del tutto smentite) della new entry del Pdl sulle sue radici orgogliosamente fasciste, non ha fatto altro che rendere ancora più bollente la polemica, che ora arde sia dentro, sia fuori dal Popolo delle Libertà.
Prima il Cavaliere assesta un nuovo colpo alla credibilità di Gianfranco Fini, che intanto campeggia sui manifesti elettorali di mezza Italia rassicurando: “Sicuri. C’è Alleanza”, e che solo 24 ore prima aveva detto di non sapere nulla dell’ultimo coupe de theatre del leader. “Anche An sapeva della candidatura di Ciarrapico, ed era d’accordo”. Poi tenta di minimizzare e di smorzare i toni: “E’ un signore di un mondo che sprizza la simpatia di un Fabrizi, credete che una dichiarazione subito smentita sia così importante?”. Solo il giorno prima, infatti, Ciarrapico, in un’intervista ad Antonello Caporale di Repubblica, dichiarava di non aver mai rinnegato la sua fede mussoliniana, salvo poi chiarire di essere stato travisato.
mar 04
Carla De Albertis. Segnatevi questo nome, perché la signora, già assessore alla Salute del Comune di Milano, farà ancora parlare di sé. Eletta nelle liste di Alleanza nazionale, passata lo scorso novembre alla Destra dopo aver abbandonato la giunta Moratti per la sua opposizione all’Ecopass, fondatrice del sedicente “storico” circolo milanese “Nordestra” e dell’omonimo periodico, nonché della trasmissione televisiva “Passaggio a Nordestra” (un nome che è tutto un programma), la De Albertis prosegue a testa alta nel proprio cammino di auto-definizione politica. Dopo meno di cinque mesi, infatti, anche l’idillio con i neofascisti del terzo millennio (e fieri di esserlo, a sentire la candidata premier Daniela Santanché) sembra essere giunto al capolinea. La ragione? La Destra non è abbastanza di destra. E guardate Storace: assomiglia più a Fausto Bertinotti che a Galeazzo Ciano.
Così, alle prossime amministrative, gli elettori convintamente di destra si troveranno di fronte a un arduo dilemma: chi votare, la Destra o la “Vera Destra”? Questo infatti, per la serie “Facciamo chiarezza”, sarà il nome del nuovo soggetto politico con cui la De Albertis si presenterà al futuro vaglio delle urne.
mar 03
SOS: Save Our Seats, salvate le nostre poltrone. L’Udeur, il partito formato famiglia di Clemente Mastella, si sta sciogliendo come neve al sole, dopo l’annunciata intenzione del leader di affrontare la corsa elettorale in solitaria in tutta Italia. Una scelta dettata da una raffica di veti incrociati e trasversali a tutte le formazioni politiche italiane di fronte a possibili alleanze con il partito del Campanile, che ha immediatamente rivelato il timore comune a molti dei maggiorenti dell’Udeur: quello di rimanere senza poltrona nel prossimo parlamento. Non a caso, spiegano da Largo Arenula, la situazione “è precipitata negli ultimi giorni”.
Il primo a rendere pubblico il suo addio è il capogruppo al Senato Tommaso Barbato, soprannominato “l’uomo dello sputo” dopo che con tanta veemenza si era scagliato contro l’(ex) collega Nuccio Cusumano, colpevole di aver voltato le spalle al partito votando a sorpresa la fiducia al governo di Romano Prodi, lo scorso 24 gennaio. “Dopo quindici anni di impegno intenso e vero nel partito di Clemente Mastella, durante i quali non mi sono mai risparmiato in Campania, per la mia gente, e, da ultimo, nell’aula parlamentare del Senato, giungo alla dolorosa decisione di lasciare il partito”, scrive il senatore campano in una nota.
feb 28
“Energia pulita o affari sporchi?”, “Aumentare i salari o aumentare i precari?”, “Libera scelta o diritti all’inferno?”. Tre domande secche, aut aut, sì o no, che campeggeranno sui manifesti della Sinistra Arcobaleno a partire dalla prossima settimana. Una “scelta di parte”, come quella che chiede di fare il leader Fausto Bertinotti il prossimo 13 e 14 aprile. Ambiente, salari e diritti: saranno questi i temi principali su cui si concentrerà la campagna della Federazione di Prc, Comunisti italiani, Sinistra democratica e Verdi. Temi anticipati oggi dal presidente della Camera, che alla Città del Gusto di Roma ha lanciato la Sinistra Arcobaleno nel vivo della competizione elettorale.
Un documento in quattordici punti “chiaramente connotato a sinistra, dalla parte dei deboli e del lavoro”, che concentra il ventaglio di tematiche per le quali da anni le quattro forze politiche si battono: diritti civili, laicità, ambiente, istruzione, ricerca. Ma a dominare sono, ovviamente, i temi che si richiamano al lavoro. Ed è proprio partendo dalle proposte avanzate dalla sinistra in questo settore che Fausto Bertinotti elabora la “ricetta” per costruire una “nuova politica dei redditi”.
Il presidente della Camera torna a ribadire l’esigenza dell’introduzione “nella prossima legislatura dell’indicizzazione dei salari anno per anno”, una specie di “scala mobile” con cui correggere “le dinamiche sociali”. Una proposta “senza alternative”, secondo Bertinotti. “Il resto – dice, tranchant – sono solo chiacchiere”. Ecco quindi che, tra le ipotesi, oltre al “salario sociale” trovano posto anche l’ipotesi di una casa per chi è iscritto alla lista di collocamento e un assegno annuale di 2.500 euro per i servizi.
feb 13
Mai come in questo inizio d’anno, l’insufficienza di “tutela del lavoro, di vita sul lavoro” lamentata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo messaggio di fine anno sembra essere stata ascoltata. Dopo il film di Wilma Labate SignorinaEffe e il documentario di Francesca Comencini In Fabbrica, è ora la volta di “Morire di lavoro”, ultima fatica del regista alessandrino Daniele Segre, presentato martedì in anteprima alla Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati.
Un viaggio nella galassia del lavoro nero, dei precari che “per 50 euro al giorno” rischiano quotidianamente la vita nei cantieri edili, raccontato dagli stessi lavoratori. Il documentario è infatti una lunga carrellata di testimonianze: primi piani di uomini e donne che raccontano la propria vita e, tristemente, la propria morte. I volti, le voci sono preponderanti, raccontano una storia che non viene raccontata, nel film come nel mondo reale. “Morire di lavoro”, infatti, non ha una trama, non ha una voce narrante che guidi lo spettatore. Ci sono soltanto loro: manovali, operai, muratori, stranieri e italiani, del Mezzogiorno come del Settentrione. Le loro mogli, le loro madri, che li hanno visti uscire di casa al mattino presto, e non li hanno mai più visti tornare.