gen 16
gen 16
Bankitalia prevede che nel 2009 il PIL italiano crollerà del 2 per cento. Due reazioni, così a caso:
Questo sì che si chiama essere ottimisti.
O bugiardi patologico/compulsivi.
gen 12
Evidentemente no. Siamo riusciti a far sì che pure le coppie che non possono avere figli siano costrette a fuggire all’estero…
Fecondazione, il punto sulla legge. L’Italia penalizza chi vuole un figlio, da Repubblica.it
gen 12
Sarà stata contenta, la Signora Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti, nell’apprendere che i giochi con Air France sono belli che fatti. Solo ieri, infatti, ospite di Lucia Annunziata, la sindachessa meneghina tentava di rilanciare la candidatura di Lufthansa come partner internazionale di Alitalia-Cai (preferita a Klm-AirFrance, al di là delle proposizioni demagogiche, perché avrebbe dato maggiore spazio all’aeroporto di Malpensa). Ancora, questa mattina la Moratti si augurava che
il cda di Cai oggi non sancisca la partnership con un partner internazionale senza aver avuto modo di esaminare un’altra proposta che arriva da un vettore internazionale che ha come obiettivo quello di sviluppare il mercato italiano.
Peccato che da giorni Il-Presidente-Del-Consiglio-Silvio-Berlusconi e lo stesso vettore tedesco vadano dicendo che non è mai esistita alcuna proposta formale da parte di Lufthansa...
Mi sa che pure Bossi deve essere parecchio felice: chissà come sbava…
apr 22
Se ne sono stati buoni buoni, durante tutta la campagna elettorale. Pazienti, nelle retrovie, all’ombra del leader e dei suoi più stretti uomini di fiducia, a lavorare per contribuire, nel loro piccolo, al successo del partito. Nessun litigio, nessun battibecco, ma una paziente attesa di veder riconosciuti i propri meriti. E ora che il risultato elettorale li ha premiati, prontamente rialzano la testa. Sono i “nanetti” del Popolo delle Libertà, che con il Grande Capo Berlusconi avevano stretto un patto e, ora che finalmente è giunto il momento di riscuotere ciò che gli è dovuto, temono di restare a bocca asciutta. Da Sergio De Gregorio a Lamberto Dini, dai pensionati di Fatuzzo ai repubblicani di Nucara, passando per Alessandra Mussolini, gli autonomisti di Raffaele Lombardo e la Dca di Gianfranco Rotondi.
apr 07
Da una parte c‘è chi predica il cosiddetto “astensionismo attivo”, per combattere la “Casta” e l’indifferenza attraverso il voto. Dall’altra, chi si appella al senso civico dei cittadini italiani proprio perché il prossimo fine settimana non sprechino l’opportunità di creare un futuro migliore per l’Italia.
Il primo sta trovando nel Web il suo più idoneo canale di diffusione. L’obiettivo? Dire il proprio no a tutto il sistema politico italiano, senza distinzioni, senza però sprecare il proprio voto. Anzi, recandosi a testa alta alle urne, ma rifiutandosi di accettare le schede elettorali, e costringendo poi il Parlamento a “dare risposta ai reclami”. In pratica, “non partecipando attivamente alla vita politica del Paese”.
Detta così, la pratica dell’“astensionismo attivo” sembra sfiorare il nonsense, ma il messaggio lanciato da siti come www.nonvoto.com e www.riforme.info è molto più chiaro di quanto non appaia a prima vista. Un modo efficace, spiegano i promotori dell’iniziativa, “di combattere la partitocrazia, facendo pesare la propria rabbia, la propria delusione e la propria indignazione”.
Si può fare? A detta dei due siti, sì.
apr 04
Il lupo perde il pelo ma non il vizio. E Silvio Berlusconi, non pago dell’incidente diplomatico sfiorato con il Quirinale appena pochi giorni or sono, torna ad attaccare gli ordinamenti fondanti della Repubblica.
Pochi giorni fa aveva definito il Colle come le “forche caudine” destinate ad ostacolare il suo futuro lavoro di Primo ministro. Bacchettato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e costretto per questo a scusarsi ha messo subito le mani avanti sfoderando il suo mantra di sempre: “Sono stato travisato”. Un ritornello che, tra l’altro, non gioca certo a favore di quella reputazione di grande e abile comunicatore che Berlusconi ostenta di sé.
mar 27
“Io non scappo”, dice. E dà la colpa alla par condicio, “una legge che impedisce il confronto, e se lo facessi con il leader del Pd dovrei farlo con gli altri dodici candidati premier e così mi si impedisce anche di andare in tv”.
Mentre su Viale Mazzini impazza la bufera, dopo l’annullamento della sua presenza alla puntata di Porta a Porta di giovedì sera, Silvio Berlusconi, parlando alla platea di Confartigianato, continua a difendere la sua scelta di evitare il famigerato “duello tv” con gli altri candidati premier, e in particolare con Walter Veltroni.
Una strategia, questa, che lascia però scoperto il fianco del Cavaliere agli attacchi del Pd, deciso più che mai a stanare l’avversario e a costringerlo al confronto a suon di provocazioni: un’ultima carta da giocare, forse al buio, data l’innata mediaticità di Berlusconi, ma sicuramente importante per determinare l’esito della partita elettorale.
mar 11
Parafrasando l’osservazione espressa al riguardo da Silvana Mura dell’Idv, la toppa è stata peggiore del buco. Il maldestro tentativo compiuto da Silvio Berlusconi di gettare acqua sul fuoco divampato con la candidatura di Giuseppe Ciarrapico, accesosi in seguito alle dichiarazioni (non del tutto smentite) della new entry del Pdl sulle sue radici orgogliosamente fasciste, non ha fatto altro che rendere ancora più bollente la polemica, che ora arde sia dentro, sia fuori dal Popolo delle Libertà.
Prima il Cavaliere assesta un nuovo colpo alla credibilità di Gianfranco Fini, che intanto campeggia sui manifesti elettorali di mezza Italia rassicurando: “Sicuri. C’è Alleanza”, e che solo 24 ore prima aveva detto di non sapere nulla dell’ultimo coupe de theatre del leader. “Anche An sapeva della candidatura di Ciarrapico, ed era d’accordo”. Poi tenta di minimizzare e di smorzare i toni: “E’ un signore di un mondo che sprizza la simpatia di un Fabrizi, credete che una dichiarazione subito smentita sia così importante?”. Solo il giorno prima, infatti, Ciarrapico, in un’intervista ad Antonello Caporale di Repubblica, dichiarava di non aver mai rinnegato la sua fede mussoliniana, salvo poi chiarire di essere stato travisato.
mar 04
Carla De Albertis. Segnatevi questo nome, perché la signora, già assessore alla Salute del Comune di Milano, farà ancora parlare di sé. Eletta nelle liste di Alleanza nazionale, passata lo scorso novembre alla Destra dopo aver abbandonato la giunta Moratti per la sua opposizione all’Ecopass, fondatrice del sedicente “storico” circolo milanese “Nordestra” e dell’omonimo periodico, nonché della trasmissione televisiva “Passaggio a Nordestra” (un nome che è tutto un programma), la De Albertis prosegue a testa alta nel proprio cammino di auto-definizione politica. Dopo meno di cinque mesi, infatti, anche l’idillio con i neofascisti del terzo millennio (e fieri di esserlo, a sentire la candidata premier Daniela Santanché) sembra essere giunto al capolinea. La ragione? La Destra non è abbastanza di destra. E guardate Storace: assomiglia più a Fausto Bertinotti che a Galeazzo Ciano.
Così, alle prossime amministrative, gli elettori convintamente di destra si troveranno di fronte a un arduo dilemma: chi votare, la Destra o la “Vera Destra”? Questo infatti, per la serie “Facciamo chiarezza”, sarà il nome del nuovo soggetto politico con cui la De Albertis si presenterà al futuro vaglio delle urne.
mar 03
SOS: Save Our Seats, salvate le nostre poltrone. L’Udeur, il partito formato famiglia di Clemente Mastella, si sta sciogliendo come neve al sole, dopo l’annunciata intenzione del leader di affrontare la corsa elettorale in solitaria in tutta Italia. Una scelta dettata da una raffica di veti incrociati e trasversali a tutte le formazioni politiche italiane di fronte a possibili alleanze con il partito del Campanile, che ha immediatamente rivelato il timore comune a molti dei maggiorenti dell’Udeur: quello di rimanere senza poltrona nel prossimo parlamento. Non a caso, spiegano da Largo Arenula, la situazione “è precipitata negli ultimi giorni”.
Il primo a rendere pubblico il suo addio è il capogruppo al Senato Tommaso Barbato, soprannominato “l’uomo dello sputo” dopo che con tanta veemenza si era scagliato contro l’(ex) collega Nuccio Cusumano, colpevole di aver voltato le spalle al partito votando a sorpresa la fiducia al governo di Romano Prodi, lo scorso 24 gennaio. “Dopo quindici anni di impegno intenso e vero nel partito di Clemente Mastella, durante i quali non mi sono mai risparmiato in Campania, per la mia gente, e, da ultimo, nell’aula parlamentare del Senato, giungo alla dolorosa decisione di lasciare il partito”, scrive il senatore campano in una nota.