gen 21
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Nella maggior parte dei casi, è presumibile che la risposta a questa domanda sia: no. O, al massimo, un incerto: “Uhm… forse… non ricordo”.
Partorito da BigG alla fine del 2007 ma lanciato ufficialmente solo a luglio 2008, Knol avrebbe dovuto rappresentare il più temibile contendente di Wikipedia l’arcinota enciclopedia libera online. Nei progetti del colosso di Mountain View, il sito avrebbe veicolato più affidabili “unità di conoscenza” — “Unit of Knowledge” è infatti la definizione del neologismo knol — rispetto al suo rivale, con voci e articoli scritti non più da anonimi utenti, bensì da autori “in carne e ossa”, che si firmano con nome e cognome. E hanno addirittura, udite udite, la possibilità di generare guadagni da ciò che scrivono grazie al proprio account AdSense.
Di Knol si è parlato parecchio in Rete, in concomitanza con l’annuncio e, successivamente, il lancio ufficiale, come del resto accade con tutto ciò che ha a che fare con Google. Poi il silenzio. Un silenzio totale, che continua indisturbato ad avvolgere l’anti-Wikipedia per eccellenza anche a sei mesi di distanza dall’avvio del progetto.
A tale proposito, ArsTechnica pubblica un’interessante analisi delle debolezze di Knol, che vale la pena di approfondire.
Per cominciare, la principale preoccupazione di molti — ovvero che Google avrebbe favorito le pagine di Knol a discapito di quelle di Wikipedia — si è rivelata infondata: Wikipedia continua infatti a svettare indisturbata tra i risultati di ogni ricerca, mentre lo stesso non si può dire di Knol.
Le statistiche di lettura che accompagnano ogni articolo di Knol danno una brutale conferma della sua scarsa diffusione: la maggior parte di essi non raccolgono che una manciata di visualizzazioni (nell’ordine di qualche decina, per intenderci), mentre quelli che riescono a sfondare il “muro” del migliaio di letture si contano sulle dita di una mano. E che dire del fatto che, invece di linkarsi tra di essi, molti degli articoli rimandano proprio a Wikipedia, per ulteriori approfondimenti?! :)
La scelta di Google di monetizzare (sia per sé che per gli autori) gli articoli di Knol ha prodotto, poi, alcuni risultati perversi.
Gran parte dei contenuti presenti, infatti, non sono altro che spam, plagi e scopiazzature di robe scritte da altri, o riproposizioni di articoli già pubblicati sul blog o sul sito dell’autore, inserite in fretta e furia con la speranza di farsi un po’ di pubblicità e qualche spicciolo con il proprio AdSense. Speranze, entrambe, ovviamente vane, visto lo scarsissimo successo che sta riscuotendo Knol.
Altro effetto collaterale di tale strategia è il proliferare di doppioni, ovvero articoli che trattano il medesimo argomento. Già, perché il codice AdSense associato ad ogni articolo è quello del suo autore, il che rende molto più conveniente creare un nuovo contenuto, piuttosto che dedicarsi a migliorare un contenuto esistente. Facciamo l’esempio di Barack Obama, per rimanere in tema con la stretta attualità: cercando il nome del neopresidente americano, Knol partorirà più di 800 risultati, ordinati in maniera apparentemente casuale.
Da questi pochi accenni appare evidente che Knol non rappresenta affatto una minaccia per Wikipedia e che, anzi, sta prendendo una strada ben diversa. Fatta non tanto di descrizioni di termini, eventi, personaggi ecc. (che, nel caso di Wikipedia, sono nella maggior parte dei casi obbiettive e affidabili), ma di un confuso pout pourrì che mischia indiscriminatamente definizioni enciclopediche, articoli bellamente copincollati, guide e how-to sugli argomenti più disparati, a volte anche alquanto “curiosi”, come I Bidoni nel Calcio# (sebbene la versione in inglese offra una scelta molto più ampia, quanto a bizzarrie).
Il problema è capire di quale strada si tratti. E’ difficile, infatti, individuare quale sia al momento il focus di Knol, che ad un primo sguardo appare caotico e fatto a posta per far fuggire i visitatori. Forse è ancora presto per emettere un giudizio sul progetto di “condivisione del sapere” targato Google e, anzi, proprio il fatto che provenga da Mountain View dovrebbe essere una garanzia.
Ma al il momento la sensazione predominante è che, a meno che non gli venga impressa una forte sterzata in una qualche direzione (una qualunque!), Knol sia destinato a fare la fine dello sfortunato Google Answers, vissuto per anni all’ombra del ben più noto Yahoo Answers, per poi essere chiuso senza che nessuno versasse una lacrima.
1 L’inventore di Wikipedia
Fonte: ArsTechnica