gen 07
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Perché, quando facciamo quello che più ci piace fare, ci sembra sempre che il tempo passi troppo in fretta? A me accade con lo sci — anzi, con lo snowboard — e con tutto ciò che ruota attorno alla cosiddetta Settimana Bianca.
Piccoli dettagli come…
La neve, la cioccolata calda, i muscoli doloranti.
Il freddo polare e i rifugi accoglienti e caldi.
La sveglia al mattino presto per sciare sulle piste battute di fresco, prima della massa che le devasterà. Il rientro a casa, alla chiusura degli impianti, con la sensazione di aver già avuto una giornata più che intensa e con ancora mezzo pomeriggio da vivere.
La Colazione del Campione™, con tutto quello che c‘è in dispensa, che chissenefrega tanto poi sulle piste bruci tutto, e il Piatto dello Sciatore® a pranzo, che poi per ricominciare a scendere ci vogliono le cannonate.
Il bagno caldo, la merenda e il sacrosanto pisolino pomeridiano, che sennò poi la sera non ce la fai a uscire.
L’ultima pista della giornata, quando ormai le gambe sono di legno, la visibilità è ridotta ai minimi termini e la pista è un cimitero di dossi e cunette, ma finalmente vuota.
L’ultima pista della vacanza, che scendi dolcemente, assaporando ogni curva e ogni movimento del tuo corpo, pensando che, se solo ti reggessero le gambe, risaliresti anche a piedi ancora una volta, solo per fare in modo che quella discesa non sia davvero l’ultima.
Qualcuno dice che quella sugli sci, alla lunga, è una vacanza ripetitiva e stancante (oltre che costosa), e che gli 8 giorni della settimana bianca standard sono più che sufficienti. Sarà…
Io sono reduce da 11 giorni trascorsi sulle Dolomiti, a Corvara, dove vado ogni anno.
Sono rientrato ieri, e già non vedo l’ora di tornarci l’anno prossimo.
