apr 22
apr 22
Se ne sono stati buoni buoni, durante tutta la campagna elettorale. Pazienti, nelle retrovie, all’ombra del leader e dei suoi più stretti uomini di fiducia, a lavorare per contribuire, nel loro piccolo, al successo del partito. Nessun litigio, nessun battibecco, ma una paziente attesa di veder riconosciuti i propri meriti. E ora che il risultato elettorale li ha premiati, prontamente rialzano la testa. Sono i “nanetti” del Popolo delle Libertà, che con il Grande Capo Berlusconi avevano stretto un patto e, ora che finalmente è giunto il momento di riscuotere ciò che gli è dovuto, temono di restare a bocca asciutta. Da Sergio De Gregorio a Lamberto Dini, dai pensionati di Fatuzzo ai repubblicani di Nucara, passando per Alessandra Mussolini, gli autonomisti di Raffaele Lombardo e la Dca di Gianfranco Rotondi.
Il quale, come se non bastasse, si è dovuto anche difendere dagli attacchi di Striscia la Notizia: “Hanno detto che sono il solito democristiano che vuole una poltrona”, si lamentava ieri Rotondi che, per quanto si sforzi, la differenza tra le sue pretese e quelle di altri leader come Umberto Bossi (che per il suo Carroccio reclama tre, se non quattro incarichi ministeriali) o Gianfranco Fini (cui oltre a tre dicasteri pressoché sicuri è stata aperta la strada alla presidenza della Camera) proprio non riesce a vederla. “Non entro nel merito [delle affermazioni di Bossi, ndr.], ma esprimo soltanto tutto il mio dispiacere per come sono stato trattato”. Non dal Cavaliere, però, che è “l’unico garante, ieri della coalizione, oggi del Popolo delle Libertà”: se proprio deve far nomi, Rotondi se la prende con il senatur padano che, forte dell’inaspettato successo della sua Lega, ha iniziato a fare la voce grossa e a prendersi libertà che al segretario della Dc per le Autonomie non vanno tanto giù. “A Bossi – protesta Rotondi – si permette di scrivere la lista dei ministri e di comunicarla prima che Berlusconi la proponga a Napolitano. Se invece il mio partito, nel suo piccolo, chiede una ovvietà e cioè che stia in Consiglio dei ministri il segretario, come avviene in tutte le alleanze e come Berlusconi ha sempre fatto in tutti i suoi governi, Striscia la Notizia mi fa nero e dice che sono come uno che vuole chiudersi nel bagno per non pagare il biglietto”.
Stanco dei continui annunci di Bossi sui futuri ministri della Lega, il segretario della Dca, dalle pagine del quotidiano online Affaritaliani.it, lancia un vero e proprio ultimatum a Silvio Berlusconi. “Striscia la Notizia è giornalismo e – dice Rotondi – non c’entra nulla con la politica. Ma, senza ipocrisia, so che molti nel Centrodestra la pensano come Striscia la Notizia. E non mi riferisco naturalmente a Berlusconi, dal quale mi aspetto un pieno ripristino della nostra dignità”.
A chi gli chiede se abbia già in mente un “suo” ministero, Rotondi risponde con un’alzata di spalle: “Ho stabilito un principio politico”, afferma. “Che il mio partito stia in Consiglio dei ministri, lasciando libero Berlusconi di scegliere il ministero e anche la persona a cui affidarlo”. Ma circa la “persona” più adatta a guidare questo ipotetico dicastero, il segretario della Dca sgombra subito il campo da possibili fraintendimenti: “L’evoluzione ha portato a un braccio di ferro per il quale i miei parlamentari hanno candidato me e quando un partito espone il segretario, se c‘è un’alleanza e un’amicizia, il dibattito è chiuso. A questo punto non aggiungeremo più una parola, la risposta è al presidente Berlusconi dal quale ci aspettiamo l’amicizia di sempre”.
Una poltrona purchessia, insomma. “Saranno al governo i leader di Forza Italia, Berlusconi e Bondi, di An, al segretario dell’Mpa è stata data addirittura la presidenza della Regione Sicilia, i leader socialisti e repubblicani Caldoro, La Malfa e Nucara sono stati ministri della precedente legislatura”, polemizza Rotondi. “Il nostro è l’unico partito a cui è stato girato solo il gravoso ma appassionante sacrificio dell’opposizione. Non abbiamo altro da aggiungere, né intendiamo cadere nel tranello delle polemiche di corte. La scelta tocca a Berlusconi, essendo la nostra rosa ridotta al segretario del partito è evidente il significato politico di una scelta positiva o negativa da parte di Berlusconi”.
Il messaggio, dunque, è esplicito. Ma se nei piani del Cavaliere non fosse previsto un ministero per la Nuova Dc? “Il patrimonio di un partito è la sua credibilità”, conclude Rotondi. “Noi abbiamo chiesto il voto agli elettori per Berlusconi e quindi glielo daremo coerentemente per tutta la legislatura”. Ma cinque anni sono tanti, e la mancata concessione di un incarico governativo, lascia trapelare il segretario democristiano, potrebbe comportare l’appoggio esterno della Dca: “Certo, se ci sbatte fuori dal Consiglio dei ministri sceglie lui l’appoggio esterno perché, dopo aver candidato il segretario, la Dca non può fare altro”. Infine, un monito per i compagni di partito, velatamente minaccioso: “Se andiamo avanti ad ammazzarci a vicenda, questa legislatura durerà come la precedente”.
Insomma, non c‘è bipartitismo o “semplificazione della politica” che tenga: i “piccoli” più sono piccoli e più fanno la voce grossa. Non a caso, un altro “nanetto” come il repubblicano Nucara ha già messo le mani avanti sui rischi di “quota 60”, ovvero il numero massimo di componenti dell’imminente governo Berlusconi: “Sessanta – avverte il segretario del Pri – sono troppo pochi. Per seguire i lavori parlamentari servono molti, molti segretari in più”.
Be’, ormai è un po’ datato, ma grazie comunque ;)
ottimo articolo complimenti!