apr 07
apr 07
Da una parte c‘è chi predica il cosiddetto “astensionismo attivo”, per combattere la “Casta” e l’indifferenza attraverso il voto. Dall’altra, chi si appella al senso civico dei cittadini italiani proprio perché il prossimo fine settimana non sprechino l’opportunità di creare un futuro migliore per l’Italia.
Il primo sta trovando nel Web il suo più idoneo canale di diffusione. L’obiettivo? Dire il proprio no a tutto il sistema politico italiano, senza distinzioni, senza però sprecare il proprio voto. Anzi, recandosi a testa alta alle urne, ma rifiutandosi di accettare le schede elettorali, e costringendo poi il Parlamento a “dare risposta ai reclami”. In pratica, “non partecipando attivamente alla vita politica del Paese”.
Detta così, la pratica dell’“astensionismo attivo” sembra sfiorare il nonsense, ma il messaggio lanciato da siti come www.nonvoto.com e www.riforme.info è molto più chiaro di quanto non appaia a prima vista. Un modo efficace, spiegano i promotori dell’iniziativa, “di combattere la partitocrazia, facendo pesare la propria rabbia, la propria delusione e la propria indignazione”.
Si può fare? A detta dei due siti, sì.
Ecco infatti come viene spiegata in concreto la possibilità per l’elettore di rifiutare la scheda: “Tutto ciò che avviene nel seggio – si legge in una sorta di Vademecum – è disciplinato dal Testo Unico del Dpr 30 marzo 1957 n.361 e successive modifiche. Nella legislazione italiana, ciò che non è espressamente vietato è di fatto possibile. E qui, appunto, sta la possibilità di rifiutare la scheda elettorale: nel Testo Unico non vi è alcun divieto di rifiutare la scheda elettorale, mentre è fatto obbligo di restituirla se è stata ritirata”.
Non basterebbe starsene a casa, o far annullare la scheda? No, scrivono su nonvoto.com, perché astenersi significa “legittimare il sistema, dato che anche chi si astiene diventa un Rimborso elettorale ai fini della partitocrazia”.
Dunque, prosegue la guida online, una volta recatosi al seggio e consegnato il proprio certificato elettorale con un documento di identità, il votante “potrà dichiarare di volere di rifiutare la scheda”. E il presidente di seggio, a questo punto, non potrà far altro che mettere a verbale il rifiuto della scheda, come recitano gli articoli 87 e 104 del Testo Unico.
“Non solo, quindi – spiegano ancora i “No Voto” – è per legge prevista, durante il procedimento elettorale, la possibilità per gli elettori di avanzare proteste o reclami. A queste proteste viene dato, quanto meno sotto il profilo formale, un rilievo particolare, al punto che la Camera dei Deputati si pronuncia. Siamo cioè di fronte ad una vera e propria attivazione di un organo costituzionale in conseguenza di un atto che legittimamente può essere compiuto da ogni singolo elettore”.
Certo, ammettono i promotori, questo tipo di azioni “può portare ad alcuni ritardi nel seggio”. Per questo è consigliabile recarvisi “nei momenti in cui l’affluenza è ridotta” e, per evitare inconvenienti, sui due siti sono stati predisposti dei modelli prestampati per agevolare il lavoro del segretario di seggio, colui che si occuperà di riportare in forma scritta le motivazioni del rifiuto della scheda elettorale.
E se il presidente del seggio dovesse rifiutarsi di verbalizzare il “non voto”? In questo caso, spiegano, e solo se non dovessero esserci alternative (perché “l’invito è quello a mantenere il tono non violento della protesta”), ci si potrà rivolgere “alla forza pubblica per chiedere di far notificare un reclamo inerente le operazioni di seggio quali, appunto, le omesse verbalizzazioni”.
In seguito, in base alle articolo 87 del Dpr 316/57, la Camera si dovrà pronunciare sulla validità delle elezioni e dei reclami. Il comma 3 prevede infatti che “le proteste e i reclami non presentati agli Uffici delle sezioni o all’Ufficio centrale devono essere trasmessi alla segreteria della Camera dei Deputati entro il termine di venti giorni dalla proclamazione fatta dall’Ufficio centrale”. Per essere sicuri che la Camera riceva e si pronunci davvero sugli esposti, tuttavia, i “No voto” invitano a inviare la dichiarazione dell’avvenuta verbalizzazione del reclamo, possibilmente allegando fotocopia del verbale. Il tutto va trasmesso alla segreteria della Camera dei deputati tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Dopo l’invio dell’esposto è possibile che venga richiesto un secondo invio con firma autenticata. L’importante è che la prima raccomandata sia però spedita entro 20 giorni dalle elezioni.
A chi invita ad “andare a non votare”, poi, si contrappone invece chi intende fare della partecipazione politica all’appuntamento del 13 e 14 aprile la propria bandiera “per il bene del Paese”. Come i presidenti di alcune fra le più grandi organizzazioni dell’associazionismo, del volontariato e dell’impresa sociale, tra le quali Acli, Arci, Anpas, Auser, Legambiente, Fish, Uisp unitamente al Forum del Terzo Settore, che lanciano un appello diametralmente opposto a quello dei “No Voto”, sebbene a partire dal medesimo senso di delusione e frustrazione nei confronti della politica attuale.
“Sappiamo che la delusione è tanta – sottolineano i firmatari dell’appello -, che milioni di cittadini vivono con disagio il rapporto con le istituzioni e coi partiti. Sappiamo che in tante donne e tanti uomini prevale la percezione che ancora una volta si punti all’affermazione degli interessi particolari piuttosto che all’obbiettivo del bene comune”. Ma in quanto “dirigenti dell’associazionismo e del volontariato”, “siamo impegnati perché la politica e le istituzioni producano fatti, progetti, investimenti sulla qualità dell’esistenza quotidiana delle persone e dell’ambiente in cui vivono”.
Abbiamo però, aggiungono i presidenti, “bisogno della forza che viene dalla partecipazione di ciascuno alla vita sociale e politica. E quindi pensiamo che bisogna andare a votare e scegliere, proprio per evitare che alla fine siano altri a decidere per noi”.