Click here

feb 04

La tentazione della poltrona

Scritto da Vittorio Strampelli il 4 febbraio 2008. Archiviato in .

La missione di Marini è fallita. Ancora una volta, interessi di bottega e scarsa lungimiranza hanno prevalso sul bene comune. E il miraggio di una fin troppo facile vittoria, la fretta di tornare quanto prima a sedersi su quegli scranni di cui si sente tanto la mancanza, hanno cancellato senza fatica posizioni e dichiarazioni che fino a un momento prima andavano nella direzione opposta.

Così, la mano tesa di Silvio Berlusconi – che per una lunga fase d’inizio legislatura si era mostrato prodigo di offerte e proposte in vista di quelle “larghe intese” necessarie per far finalmente partire le riforme di cui il nostro Paese ha un disperato bisogno – si è improvvisamente ritratta il giorno stesso in cui a Romano Prodi è stata negata la fiducia a Palazzo Madama. “Prima il voto, poi il dialogo”, è diventato da quel momento il nuovo ritornello del Cavaliere, che già sogna il giorno del proprio trionfale reingresso a Palazzo Chigi.

E che dire del fedelissimo Gianfranco Fini? Sembrava che tra il leader di Alleanza Nazionale e Forza Italia si fosse consumato il definitivo divorzio: “La favola della Cdl è finita. Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio improvvisamente idea e posizione…”, si sfogava Fini con l’ex ministro della Giustizia Alfredo Biondi appena il 20 novembre scorso. Il ricordo delle primarie del Pd era ancora fresco, allora, e Berlusconi, per paura che gli si rubasse la scena, aveva partorito e tenuto a battesimo nell’arco di un pomeriggio il suo Popolo delle Libertà, scatenando i mal di pancia del nazional alleato. Eppure, una manciata di ore dopo il tragico epilogo del governo Prodi, eccolo lì, Fini, davanti alle telecamere di Porta a Porta, sornione e pronto a difendere la compattezza della sua coalizione, oltre ovviamente alla necessità di tornare al più presto alle urne con l’attuale legge elettorale. Forse la memoria ci inganna, onorevole Fini, ma non è stato lei tra i primi a depositare il suo autografo per il referendum contro la “porcata” calderoliana? Che fine hanno fatto il suo impegno per riformare questa legge e i suoi dissensi con il Capo, di fronte alla ghiotta tentazione di tornare al più presto al potere?

Pier Ferdinando Casini non è certo da meno. Liti furiose, prese di distanza, dichiarazioni volte a rimarcare la futura alterità del “Grande Centro” rispetto ai consueti schieramenti di destra e sinistra. Aperture al dialogo, a crisi avvenuta, in vista di un “governo di pacificazione” che prendesse in esame alcune tra le riforme più urgenti, prima fra tutte quella della legge elettorale. Macchè. Tutto finito, tutto dimenticato in un batter di ciglia.

Le posizioni mutano con la stessa velocità con cui ci si cambia la cravatta. Ma i volti, quelli no: rimangono sempre gli stessi, egualmente determinati nell’affermare tutto e il contrario di tutto, e candidi nell’asserire che ciò che ieri era nero oggi non solo è bianco, ma bianco lo è sempre stato. Subito al voto, dunque. Il Porcellum ci piace così, per dialogare ci sarà tempo. Meglio occupare le postazioni prima che qualcuno ce le soffi.

E pensare che nessuno ha mai lontanamente ipotizzato che il possibile governo di transizione sarebbe rimasto in carica sine die. Non lo voleva il presidente del Senato Franco Marini, che ha rifiutato qualunque ipotesi di “governicchio”. Non lo voleva il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha giocato ogni carta in suo possesso per far sì che si giungesse a un accordo tra le varie forze politiche. Se gli obbiettivi potevano inizialmente essere ambiziosi e comprendere una serie di provvedimenti di estrema necessità, ben presto il traguardo si è ridotto ad un incarico mirato esclusivamente a riformare la legge elettorale. Un paio di mesi e non di più, giusto il tempo di dare agli italiani l’opportunità di votare con una legge migliore di quella targata Calderoli, che ha fatto sorridere mezzo mondo e sembra fatta apposta per garantire l’ingovernabilità. Niente da fare: il muro alzato dalla destra è stato impenetrabile. Troppo attraenti, quelle poltrone, che giacciono lì, ancora calde, e aspettano solo di accogliere nuovi fondoschiena. Impossibile resistergli.

Resterebbe l’interesse generale, quello di un Paese che ha protestato in maniera trasversale contro la legge Calderoli, e che ha visto centinaia di migliaia di persone andare a firmare per un referendum che la modificasse. Quello di un Popolo che è sceso in piazza al richiamo di un comico, numeroso come non mai, per dire “basta” a questa politica fatta solo di beghe di palazzo e lotte per la spartizione del potere. Ma a chi volete che gliene importi dell’interesse generale?

Designed by ikram_zidane
3 to “La tentazione della poltrona”
  1. luigi dice:

    incredibile!!
    incredibile la faccia tosta che hai!
    ti ricordo solo che il governo mortadella è caduto per dissidi all’interno della propria maggioranza. Parli di mani tese da Berlusconi a inizio legislatura e ti domandi dove siano finite ora. Magari se Prodi non occupava tutto l’occubabile…… presidenza del senato, della camera, della repubblica ecc ecc…

  1. Vittorio dice:

    Caro Luigi, hai perfettamente ragione: Prodi è caduto perché la sua maggioranza è venuta meno. Ma la sua maggioranza si è determinata come conseguenza di questa legge elettorale. Che era l’unica cosa che si chiedeva di cambiare prima di tornare a votare, proprio come volevano alcuni esponenti del centrodestra che poi hanno fatto dietro-front…

  1. fiammifero dice:

    L’alternanza è quella cosa per cui chi lascia vede completare l’opera dell’altro per poi tornare dove si è fermato,e così per 63 governi che si sono succeduti in Italia sotto varie coalizioni. Ancora non lo avete capito?
    Le persone sono sempre le stesse,salvo qualche new entry per non dare troppo nell’occhio,ma Pomicino,Andreotti,Mancini,Dini,e tanti altri rimangono ed obbediscono agli USA ed al Vaticano SpA.Del popolo se ne fottono tranne per chiedere il voto.

Personal Information
(required)

(required)





Aiuto Textile