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Il risveglio dei Girotondi

Scritto da Vittorio Strampelli il 29 gennaio 2008. Archiviato in .

Il senso di un pomeriggio trascorso dinnanzi a Palazzo Madama potrebbe essere sintetizzato in tre semplici parole: legge elettorale subito. E un avvertimento: il popolo dei girotondi è tornato.

A sei anni dallo storico comizio di Nanni Moretti a piazza Navona, il movimento che animò la politica italiana per tutto il 2002 torna dunque a radunarsi, risvegliato dall’incubo di un ritorno al potere dell’intramontabile Silvio Berlusconi, e soprattutto dal rischio che a riportare i cittadini italiani alle urne, per la seconda volta in due anni, sia la “porcata” calderoliana, in barba agli oltre ottocentomila italiani che hanno sottoscritto il referendum per cancellarne i punti più contestati.

Duecento persone hanno voluto sfidare il clima invernale della Capitale per chiedere che la parola torni al popolo – perché, gridano, “non si può consentire a tredici segretari di partito di decidere per tutta l’Italia” – mentre dai palazzi del Potere non si è vista neppure l’ombra di un “onorevole”: non un deputato, non un senatore che abbia voluto esprimere la propria solidarietà al popolo della sinistra, o a quella parte di esso che ha trovato la forza per tornare a mobilitarsi dopo gli shock di questi ultimi giorni.

Duecento persone, dicevamo. Poca cosa rispetto alle migliaia che quattro anni fa, tra Roma e Milano, scesero in piazza e si presero per mano per chiedere che la giustizia italiana fosse salvaguardata dagli attacchi del secondo governo Berlusconi. E poca cosa rispetto al appuntamento di lunedì, in programma a piazza Santo Stefano, a Bologna, che ha visto sfilare circa mille persone. Ma la campanella per risvegliare dal torpore i Girotondi è suonata, e la speranza, ora, è che non sia più possibile zittirla troppo facilmente.

Una sveglia accesasi in mattinata con un sms semplice e diretto: “La matita spezzata. Oggi davanti al Senato ore 17. Gridiamo forte: niente elezioni con questa legge e con conflitto di interessi. Passaparola”. Come semplici e diretti sono i punti che i girotondini vogliono riportare all’attenzione, chiedendo che vengano rispettati dal mondo politico: 1) Il voto è nostro. 2) Rivogliamo la democrazia. 3) Basta liste bloccate. 4) Basta candidati imposti. 5) Basta con i parlamentari voltagabbana. 6) Basta con il conflitto di interessi.

Davanti a Palazzo Madama si regalano matite, e si agitano temperini e piccole urne di cartone con su scritto “Primarie”: “La matita è spuntata, se la lista è bloccata”, intonano i presenti. “Votare così è come non votare”, ripetono in coro. “Meglio un giorno da Prodi che cento da Berlusconi”.
Lo scopo, dice Gianfranco Mascia, portavoce dei Girotondi romani, è “che i cittadini si mobilitino per chiedere di andare alle elezioni con un sistema di voto che ridia loro la facoltà di decidere chi mandare in parlamento”. Ma ci accontenterebbe anche di meno: “Se proprio non fosse possibile – prosegue Mascia – chiediamo almeno ai partiti di fare le primarie per la scelta dei candidati”.

Dopo il voto di due anni fa, scandisce Mascia, “riteniamo di essere rimasti con in mano una matita spuntata, ecco perché oggi siamo qui con i nostri temperini”. Non è questione di centrodestra o centrosinistra. Non si tratta di stare al governo o all’opposizione: “qualsiasi italiano è stufo che in Parlamento vadano persone designate dalle segreterie dei partiti”.
Ne è passata di acqua sotto i ponti, dal 2002: “Il clima non è più quello elettrico del momento d’oro dei Girotondi – ammette lo stesso Mascia – ma queste convocazioni sono partite dal basso, dalle e-mail dei girotondini che non sopportavano l’idea di restare inattivi davanti a una situazione come quella attuale”. Allora c’era più speranza – ma Mascia la chiama proprio “illusione” – di poter cambiare le cose.

Alla grande “Festa di protesta” del 14 settembre 2002, in piazza S. Giovanni a Roma, Nanni Moretti lanciò un monito: “Noi continueremo a delegare i partiti, ma visto che un po’ ci siamo svegliati la nostra delega non sarà sempre in bianco”. Quante illusioni, in effetti, quante speranze tradite: dal 2002 a oggi la delega dei cittadini ai politici non solo è stata in bianco ma, grazie all’apoteosi del Porcellum, è stata ripassata con la candeggina.

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