nov 12
nov 12
Una brutta storia, quella del giovane ucciso all’autogrill domenica mattina. Un ragazzo. Non importano il suo nome o la sua età, né di dove fosse. Non importa cosa ci facesse alle nove del mattino in quell’autogrill dell’A1, all’altezza di Arezzo. O il fatto che proprio nel parcheggio di quell’area di sosta ci fosse appena stata una rissa tra tifosi di calcio. Come del resto era lui, che però non era neppure sceso dalla macchina. Ma neanche questo importa, perché i due proiettili sparati dal poliziotto per disperdere i rissosi avrebbero potuto colpire – a morte – chiunque vi si fosse malauguratamente trovato in traiettoria. Io, tu, quel ragazzo tifoso di calcio. Non fa differenza. Perché il poliziotto non stava mirando a qualcuno in particolare, quando ha esploso i due colpi. Stava sparando in aria. E questo, purtroppo, importa.
Da Repubblica.it:
Una conferenza stampa surreale, con il portavoce della Polizia Roberto Sgalla (lo stesso del G8 di Genova) che chiede ai cronisti di non fare domande e il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe che racconta una storia in cui un poliziotto della stradale (“un ottimo elemento che di solito opera benissimo”) spara due colpi in aria ma colpisce un giovane tifoso laziale seduto sul sedile posteriore della Megane Scenic che stava lasciando l’area di servizio di Badia al Pino.
Poco prima delle 18, la sala è piena di cronisti. Sgalla chiarisce subito che non si potranno fare domande perché l’indagine è in corso e il questore può solo fornire dati oggettivi.
Ecco i dati oggettivi letti dal dottor Giacobbe: questa mattina alle 9 e 10, due pattuglie della Stradale di Arezzo (sottosezione di Battifolle) erano all’interno dell’area di servizio direzione Sud e “procedevano” ad alcuni accertamenti su due auto. All’improvviso hanno sentito forti rumori e urla provenienti dall’altro lato della stessa area di servizio, quello in direzione Nord. Gli agenti “si portavano” sull’orlo della carreggiata per cercare di capire cosa stava accadendo rendendosi conto che c’erano gli occupanti di tre auto coinvolti in una rissa. A quel punto “decidevano di azionare le sirene dell’auto” pensando così di far smettere il tafferuglio. Ma il suono “non causava effetti”.
“Allora – continua il Questore – uno degli agenti, da 60-70 metri di distanza, ha pensato di sparare due colpi in aria…”. Le auto coinvolte nel tafferuglio “si sono però spostate verso nord” e la Megane con i 5 giovani a bordo ha proseguito verso il casello dove è stata raggiunta e fermata dalla volante. Lungo il tragitto gli occupanti si sono accorti che Gabriele Sandri era stato “attinto al collo”. L’intervento dell’ambulanza del 118, subito chiamata, serviva solo a constatare il decesso del ragazzo.
Fin qui, con la terminologia ufficiale, il racconto del questore. Lo stesso dottor Giacobbe, forse, si è reso conto che nelle sue parole non sembrava esserci collegamento tra i colpi sparati in aria dall’agente e il ferimento la morte di Gabriele Sandri. A questo punto il questore, mentre Sgalla lo richiamava a non rispondere e a lasciare la sala, ha precisato meglio che “ovviamente”, il colpo c‘è stato e il giovane è stato colpito stabilendo, a denti stretti, un rapporto di causa-effetto tra i due fatti. Giacobbe ha aggiunto che il proiettile non è stato trovato, che sul corpo del ragazzo c‘è solo il foro d’entrata e che le indagini dovranno spiegare come è andata. Poi, il questore e Sgalla hanno lasciato la sala mentre i cronisti presenti cercavano inutilmente di fare domande.
Ho visto le riprese della conferenza stampa in tv. Sgalla e Giacobbe effettivamente erano un po’ in affanno. Forse non si erano ancora accordati su quale fosse la versione migliore da consegnare alla storia. Sono curioso di sentire come la riformuleranno nei prossimi giorni.